Il 26 febbraio 2025, la Commissione Europea ha proposto il “pacchetto Omnibus”, un'iniziativa mirata ad alleggerire il carico burocratico per le imprese e a rafforzare la competitività all'interno dell’Unione Europea.
Questo intervento si propone di semplificare le normative e ottimizzare le procedure amministrative, con un impatto economico stimato in un risparmio di circa 6,3 miliardi di euro all'anno sui costi di gestione.
Diamo un’occhiata alle tre Direttive pubblicate dalla Commissione Europea per le quali sono proposte delle modifiche nel pacchetto Omnibus:
Le grandi imprese devono rendicontare la loro sostenibilità. La rendicontazione è stata resa trasparente e comparabile attraverso un'ampia standardizzazione (Standard europeo di rendicontazione della sostenibilità, ESRS). Questo riguarda circa 50.000 aziende in tutta l'UE con più di 250 dipendenti, un fatturato di 50 milioni di euro e un totale di bilancio di 25 milioni di euro.
Le aziende soggette alla CSRD sono tenute a divulgare i ricavi, le spese in conto capitale e operative (CapEx e OpEx) per le loro attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale. Insieme alla CSRD, l'EU Tax-VO è uno dei pilastri della 'Strategia di finanza sostenibile' dell'UE e aiuta a indirizzare i flussi finanziari nei mercati dei capitali europei verso investimenti sostenibili.
Le aziende con più di 1000 dipendenti e un fatturato superiore a 450 milioni di euro saranno obbligate a svolgere la due diligence sui diritti umani e sull'ambiente lungo la loro catena del valore e a rendicontare i loro risultati.
Il pacchetto Omnibus è destinato a implementare cambiamenti significativi per le direttive e i regolamenti sopra menzionati. Gli sforzi di semplificazione dovrebbero consentire una più snella implementazione delle norme sulla sostenibilità, riducendo l'onere amministrativo complessivo di circa il 25% e di circa il 35% per le piccole e medie imprese (PMI). Queste prime proposte riguardano semplificazioni nel campo della due diligence sulla sostenibilità, della tassonomia dell'UE, del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) e dei programmi di investimento europei.
Le proposte sono state presentate al Parlamento Europeo e al Consiglio per la loro valutazione e successiva adozione.
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CSRD (direttiva attuale) |
Nuova proposta |
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Perimetro di rendicontazione |
Prima fase: tutte le aziende che rientrano nella direttiva NFRD (riguardante la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario)
Seconda fase: la comunicazione è obbligatoria per le grandi imprese che soddisfano due dei tre criteri: >250 dipendenti, >50 milioni di euro di fatturato netto, bilancio superiore a 25 milioni di euro
Terza fase: PMI |
La rendicontazione è obbligatoria per le imprese che abbiano più di 1000 dipendenti e che soddisfano almeno uno dei criteri tra >50 milioni di euro di fatturato netto o totale di bilancio superiore a 25 milioni di euro |
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Rendicontazione obbligatoria per le aziende non UE |
Le aziende non UE con un fatturato di 150 milioni di euro nell'UE e con una filiale UE con un fatturato netto annuo di 40 milioni di euro sono obbligate a rendicontare |
Le aziende non UE con un fatturato di 450 milioni di euro nell'UE e con una filiale UE con un fatturato netto annuo di 50 milioni di euro sono obbligate a rendicontare |
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Rinvio dei requisiti di rendicontazione |
le aziende rientranti nella seconda fase sono obbligate a rendicontare nel 2026 sull’anno finanziario 2025 |
Per le aziende interessate dalla seconda e terza fase, l'applicazione dei requisiti di rendicontazione dovrebbe essere rinviata di 2 anni |
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Catena del valore |
Le imprese possono essere tenute a raccogliere dati dai fornitori diretti e indiretti |
Per le aziende con meno di 1000 dipendenti, dovrebbero essere adottati gli standard di rendicontazione volontari per le PMI (EFRAG-VSME). Questo standard fungerà da scudo protettivo limitando le informazioni che le aziende o le banche soggette ai requisiti della CSRD possono richiedere alle aziende più piccole nella catena del valore (riducendo l'effetto a cascata). |
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Standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS) |
Le aziende soggette alla CSRD sono tenute a utilizzare gli ESRS. |
Gli standard dovrebbero essere rivisti riducendo il numero di punti dati e chiarendo gli aspetti poco chiari. |
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Standard specifici per settore |
Dovrebbero essere sviluppati standard specifici per settore per semplificare i requisiti di rendicontazione. |
Non dovrebbero essere adottati standard specifici per settore |
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Asseverazione |
Passaggio graduale da asseverazione limitata a ragionevole |
Rimasta solo l’asseverazione limitata |
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Regolamento sulla tassonomia dell'UE |
Nuova proposta |
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Ambito delle aziende di rendicontazione |
Rendicontazione obbligatoria secondo la tassonomia dell'UE per tutte le aziende coperte dalla CSRD |
Le aziende con meno di 1000 dipendenti e un fatturato netto fino a 450 milioni di euro possono rendicontare volontariamente sulla tassonomia. |
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Allineamento parziale |
Solo le attività completamente allineate sono considerate ecologicamente sostenibili |
Dovrebbe essere possibile rendicontare l'allineamento parziale con la tassonomia |
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Soglie di materialità |
Le aziende potrebbero stabilire e giustificare autonomamente le soglie di materialità |
Nessuna rendicontazione per attività che non sono finanziariamente rilevanti (ad esempio, non superando il 10% del fatturato, di CapEx o OpEx) |
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Green asset ratio |
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Possibilità di escludere rischi investimenti relativi alle imprese che non rientrano nell'ambito di applicazione della CSRD |
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Nuove rendicontazioni |
Sono disponibili dei modelli di rendicontazione |
Nuovi modelli di rendicontazione per ridurre il numero di punti dati
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CSDDD
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CSDDD (direttiva attuale) |
Nuova proposta |
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Rinvio dei requisiti di rendicontazione |
Le aziende del Gruppo 1 dovrebbero rendicontare entro luglio 2027 |
I requisiti di rendicontazione dovrebbero essere rinviati di un anno. Fino ad allora, le linee guida dovrebbero aiutare le aziende a basarsi sulle pratiche migliori |
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Copertura della catena del valore |
Copre fornitori diretti e indiretti |
Focus sui partner commerciali diretti (Tier 1), richiedendo la due diligence a quelli indiretti solo in caso di informazioni plausibili riguardanti impatti negativi |
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Monitoraggio |
Monitoraggio annuale |
Prolungamento degli intervalli di valutazione da uno a cinque anni |
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Armonizzazione |
Gli stati membri possono adottare regole più severe |
Le regole nazionali non devono deviare dalla legge europea |
Le proposte della Commissione Europea destabilizzeranno ulteriormente le aziende nell'Unione Europea. Molti stati membri, infatti, hanno già recepito la CSRD nel diritto nazionale e molte aziende hanno già investito nella rendicontazione sulla sostenibilità in conformità con la CSRD.
C'è quindi preoccupazione che tali cambiamenti normativi porteranno anche a nuove incertezze nella pianificazione e a un rallentamento degli investimenti necessari. Inoltre, i risparmi previsti dalle modifiche sembrano essere stati troppo ottimistici.
Attualmente, il pacchetto è ancora una proposta e deve essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Pertanto, delle modifiche sono ancora possibili.
Molte aziende hanno già iniziato a rendicontare secondo gli standard di sostenibilità europei. Tuttavia, con la proposta attuale, la rendicontazione sulla sostenibilità diventerebbe volontaria per molte delle realtà che prima rientravano nel perimetro della CSRD. Sebbene questo possa sembrare una riduzione della burocrazia a prima vista, in realtà crea incertezza e distorsioni del mercato.
In ogni caso, la sostenibilità resta una questione centrale per le imprese e un adattamento proattivo della strategia porta benefici a lungo termine. Le imprese che non si limitano a reagire alle normative attuali, ma si preparano proattivamente alle future evoluzioni della regolamentazione sulla sostenibilità e alle tendenze di mercato, acquisiscono un vantaggio competitivo duraturo.
Queste aziende riescono a posizionarsi come leader nel settore, ottenendo un'importante leva strategica sul mercato. Inoltre, una gestione lungimirante della sostenibilità non solo migliora la loro reputazione, ma garantisce anche maggiore sicurezza nella pianificazione e stabilità nel lungo periodo.
Monitoriamo molto da vicino i cambiamenti e gli sviluppi in corso e ti aiutiamo a soddisfare i requisiti necessari. Poiché le decisioni finali sono ancora in sospeso, ha senso preparare già la tua azienda per la sostenibilità: Considerare la sostenibilità nelle operazioni e nella strategia aziendale può portare a una maggiore competitività, un migliore accesso ai finanziamenti e una reputazione positiva.
Possiamo aiutarti con i nostri servizi per essere meglio preparati per tutti i prossimi sviluppi:
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