Parità di genere Gender equity linguaggio inclusivo
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UNI/PdR 125:2022 e l’importanza del linguaggio inclusivo

I fatti contano. Ma anche le parole.

Articolo di: Redazione

Il linguaggio rappresenta un asset fondamentale nelle politiche di Diversity & Inclusion implementate a livello globale: esso è espressamente citato nella norma internazionale ISO 30425 ed è recepito anche nella Prassi di Riferimento UNI/PdR 125:2022, che stabilisce le linee guida italiane sul sistema di gestione della parità di genere e prevede l’implementazione di specifici KPI relativi alle Politiche di Parità di Genere nelle organizzazioni.


"La premessa teorica è che la lingua non solo riflette la società che la parla ma ne condiziona e ne limita il pensiero, l'immaginazione e lo sviluppo sociale e culturale" Alma Sabatini, 1987.

La UNI PdR 125 è stata pubblicata il 16 marzo 2022 e delinea i requisiti per la Certificazione di Parità di Genere richiamata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in particolare nella missione M5: Inclusione e Coesione.

Il linguaggio ha grande importanza nel plasmare la società e nel definire l’identità di genere e può contribuire ad abbattere gli stereotipi. Esso non riveste un’importanza solo semantica ma anche e soprattutto storica, sociale e culturale. Un esempio tipico di linguaggio divisivo è quello sessista. L’espressione “sessismo linguistico” nasce negli Stati Uniti tra gli anni 60 e 70, quando viene riconosciuta una forte discriminazione nel modo di raffigurare anche linguisticamente la donna rispetto all’uomo. Nel 1987 la discussione è affrontata anche in Italia grazie a uno scritto rivoluzionario, “Il sessismo nella lingua italiana” di Alma Sabatini, pubblicato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, che punta a stabilire una parità fra i sessi grazie al riconoscimento delle differenze di genere (inteso come gender all’anglosassone).

Il linguaggio condiziona il modo di pensare ed è infatti un mezzo fondamentale per trasmettere messaggi, idee, valori. Proprio per questo però veicola e rinforza anche pregiudizi, stereotipi, vecchi retaggi in grado di influenzare i nostri comportamenti e le relazioni sociali.

Utilizzare un linguaggio inclusivo – parlando, ad esempio, di diritti della persona al posto di diritti dell’uomo – contribuisce quindi a creare un modo più equo di rappresentare la realtà, arrivando così a influenzarla positivamente. Le parole che scegliamo di usare condizionano nel bene e nel male la nostra capacità di creare relazioni. Il linguaggio inclusivo si basa su empatia e scambio e ha un impatto molto positivo sulla sfera emotiva delle persone, anche in ambito lavorativo.

Le parole – afferma Sabrina Zapperi, Responsabile Marketing e Comunicazione di TÜV Italia e Ambasciatrice italiana del Gruppo Women@TÜVSÜD - permettono di includere ed escludere. Sensibilizzare verso un linguaggio in grado di favorire la condivisione rappresenta quindi un’opportunità di crescita per tutti, non solo per le aziende”.

Ma com’è un linguaggio inclusivo in concreto? Sicuramente rispettoso ma anche preciso e accurato. Non è una questione secondaria poiché contribuisce in modo significativo a creare una cultura e un ambiente più sereno e aperto, in cui le persone possono sentirsi più a proprio agio.

“Quindi – continua Sabrina Zapperi - facciamo caso alle parole che usiamo sia in ufficio che altrove: ad esempio non definiamo un uomo con una laurea dottore e una donna con lo stesso titolo signora oppure non chiamiamo una donna per nome e un uomo per cognome. Perché i fatti contano. Ma contano anche le parole, tutte, anche le nostre!”

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