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EU Green Taxonomy e LCA

Una “lista della spesa” per il futuro

EU Green Taxonomy e LCA: una “lista della spesa” per il futuro

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Cos’è la tassonomia verde (in inglese Green Taxonomy) e perché è utile adottare strumenti come il Life Cycle Assessment (LCA) per essere allineati ad essa. Ce ne parlano i due esperti di TÜV Italia in materia di sostenibilità.

A cura di  

Primiano De Rosa-Giglio, Business Line Manager Sustainability
Francesco Bovalo, Project Specialist Sustainability

 


Negli ultimi anni è fortemente cresciuta l’attenzione, da parte di cittadini e istituzioni, al tema del cambiamento climatico. La maggiore sensibilità, favorita anche da accordi internazionali come l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e la recente COP26 di Glasgow, trova uno sbocco anche nelle politiche messe in atto dall’Unione Europea che punta alla carbon neutrality entro il 2050.

L’UE ha l’obiettivo di favorire la finanza sostenibile e di indirizzare le scelte di investimento degli agenti economici tenendo conto dei fattori ESG (Environmental, Social e Governance), ovvero degli aspetti legati alla riduzione dell’impatto ambientale, alla gestione attenta delle persone e delle comunità e alla governance equilibrata delle organizzazioni.

green taxonomy e lcaLA TASSONOMIA EUROPEA DELLE ATTIVITÀ SOSTENIBILI

Il Regolamento UE 2020/852 ha introdotto la EU Taxonomy of Sustainable activities, un meccanismo di classificazione delle attività che possono essere considerate sostenibili in base alloro allineamento agli obiettivi ambientali dell’Unione Europea e alla compliance con alcune clausole di carattere sociale. La tassonomia individua sei obiettivi ambientali e climatici:

  1. Mitigazione del cambiamento climatico;
  2. Adattamento al cambiamento climatico;
  3. Uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine;
  4. Transizione verso l’economia circolare, con riferimento anche a riduzione e riciclo dei rifiuti;
  5. Prevenzione e controllo dell’inquinamento;
  6. Protezione della biodiversità.

Per essere allineata alla tassonomia, un’attività deve contribuire positivamente ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali, non produrre impatti negativi su nessun altro obiettivo e rispettare standard sociali minimi (per esempio, quelli previsti delle Nazioni Unite). La contribuzione agli obiettivi viene determinata tramite criteri tecnici di screening (TSC); questi criteri quantitativi permettono di definire se specifiche attività economiche possono dirsi “sostenibili” oppure se, al contrario, non sono in linea con gli obiettivi ambientali.

La tassonomia è:

  • una guida per le organizzazioni, per valutare la sostenibilità delle proprie attività, per definire strategie di sostenibilità ambientale e per una rendicontazione (report di sostenibilità) più concreta e comparabile;
  • una guida per gli investitori, per comprendere l’impatto ambientale delle attività economiche nelle quali investono e integrare i criteri ESG nelle analisi del rischio;
  • una “lista della spesa per il futuro dell’umanità” ossia una lista di quelle attività su cui possiamo contare per un futuro sostenibile a impatto zero.

QUAL È L’IMPATTO SULL’ ECONOMIA ITALIANA?

I settori presi in considerazione dalla tassonomia hanno un peso rilevante sul sistema produttivo italiano. A livello nazionale le imprese operative nei settori identificati dalla tassonomia sono il 26,5% delle società di capitale italiane e impiegano 1 milione e 700 mila addetti. Il Regolamento UE 2020/852, prevede che le organizzazioni soggette alla Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD) e, successivamente, alla nuova Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità delle imprese (CSRD) dovranno rendicontare in merito all’allineamento delle proprie attività alla tassonomia.

COSA POSSONO FARE LE AZIENDE?

In questo contesto le aziende possono iniziare a riflettere sul proprio modello di business e sulla propria strategia di sostenibilità, a misurare e raccogliere dati sull’impatto dei propri processi/prodotti confrontandoli con i criteri di screening della tassonomia e a rendicontare questi dati in modo integrato ed efficace. È qui che emerge l’utilità di strumenti quali il Life Cycle Assessment (LCA). Si tratta di un metodo scientifico che permette alle aziende di calcolare l’impatto ambientale dei propri prodotti lungo il loro intero ciclo di vita. Applicando questo metodo le aziende possono quindi rispondere anche alle esigenze correlate agli obiettivi della tassonomia.

Uno degli output di uno studio LCA è la quantificazione dell’impatto che un prodotto ha sul cambiamento climatico. È infatti possibile calcolare le emissioni di CO2 equivalenti che questo causa nell’arco del suo ciclo di vita. Avere queste informazioni consente all’azienda di evidenziarne le fasi critiche su cui andare ad agire in ottica di mitigazione dell’impatto (obiettivo 1) e di conoscere meglio il contesto in cui opera in modo da poter pianificare azioni di adattamento al cambiamento climatico (obiettivo 2).

Ma il Life Cycle Assessment non si focalizza esclusivamente sul cambiamento climatico. Le aziende possono decidere di quantificare anche gli impatti ambientali legati al consumo e all’inquinamento delle risorse idriche, del suolo o dell’aria che respiriamo. Con queste informazioni a disposizione possono intervenire in maniera mirata sui propri processi per proteggere le risorse idriche (obiettivo 3) e prevenire l’inquinamento del pianeta (obiettivo 5).

Implementare uno studio LCA significa anche quantificare i flussi di rifiuti, reflui ed emissioni in uscita dalla propria azienda e l’impatto delle relative operazioni di smaltimento e trattamento. Avere queste informazioni permette alle aziende di conoscere e controllare i propri flussi di output che risultano critici per l’ambiente e di iniziare a lavorare su opzioni di trattamento alternative, identificando potenziali nuovi usi per tali output che verrebbero quindi trasformati da rifiuti a sottoprodotti, dando vita a nuovi processi circolari (obiettivo 4).


PER APPROFONDIRE:

EU taxonomy for sustainable activities | European Commission (europa.eu)

 

 

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