Nel 2024, la Volvo EX90 è diventata il primo veicolo di serie ad essere dotato di un passaporto per la sua batteria. Un QR code applicato sul montante della portiera consente di accedere ai dati completi di tracciabilità relativi a cobalto, nichel, litio e grafite. Nello stesso anno, Fairphone ha lanciato uno smartphone in cui ogni guasto comune può essere riparato dall'utente con un solo cacciavite, ottenendo da iFixit un punteggio di riparabilità di 10/10.
Entrambi i prodotti riflettono un cambiamento che sta accelerando in tutti i settori.
L’ecodesign, un tempo considerato una pratica volontaria di sostenibilità, sta diventando un requisito centrale nell’ambito dell’evoluzione della normativa UE. Insieme al regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il regolamento sull’ecodesign per i prodotti sostenibili (ESPR) introduce regole vincolanti in materia di durabilità, riciclabilità e trasparenza lungo il ciclo di vita. Per i produttori, la conformità ai requisiti di ecodesign sta rapidamente diventando essenziale per mantenere l’accesso al mercato europeo.

Fonti: Circle Economy (2025); Commissione Europea (2022); Agenzia Europea dell'Ambiente (2026)
Il business case dell’ecodesign è guidato da tre forze che si rafforzano reciprocamente: efficienza dei costi, domanda di mercato ed evoluzione delle normative sull’ecodesign.
1. Efficienza dei costi e ottimizzazione delle risorse.
Ridurre l’impiego di materiali abbassa i costi di approvvigionamento e l’esposizione alla volatilità delle commodity. Progettare per la durabilità riduce i costi di garanzia e post-vendita. L’azienda italiana di packaging Tiber Pack ha eliminato la colla hot-melt dal processo di incartonamento, ottenendo una riduzione del 51% delle emissioni di CO₂e e un calo del 25–30% del consumo di elettricità. Il pneumatico e.Primacy di Michelin, progettato per ridurre del 27% la resistenza al rotolamento, consente di risparmiare circa 174 kg di CO₂ per pneumatico nell’arco della sua vita utile. In entrambi i casi, il miglioramento ambientale e quello economico derivano dalla stessa scelta progettuale.
2. Domanda di mercato e aspettative di sostenibilità.
Negli acquisti B2B sono sempre più richiesti dati di sostenibilità a livello di prodotto. I retailer si aspettano beni riciclabili e a basso impatto. Le dichiarazioni ambientali sono sottoposte a controlli sempre più rigorosi, rendendo la verifica indipendente di terza parte un elemento di differenziazione concreto.
3. Pressione normativa e conformità.
L’UE ha concluso che gli approcci volontari non sono sufficienti a guidare la transizione con la velocità e la portata richieste. L’ESPR e il PPWR renderanno le performance di sostenibilità una condizione per l’immissione dei prodotti sul mercato dell’UE: non un obbligo di rendicontazione, ma un vero requisito di accesso al mercato
Webinar: Ecodesign per la circolarità
Casi di studio nei settori dell'elettronica, della moda, dell'automotive, dell'imballaggio e dell'edilizia. Roadmap pratica per la conformità.
Il regolamento (UE) 2024/1781, in vigore da luglio 2024, estende i requisiti obbligatori di progettazione ecocompatibile dai prodotti connessi all'energia alla quasi totalità dei beni fisici presenti sul mercato dell'UE. I requisiti saranno definiti attraverso l’adozione da parte della Commissione Europea di atti delegati per prodotti specifici. L'articolo 5 identifica sedici parametri di sostenibilità. È più utile leggerli non come una checklist di conformità, ma come quattro imperativi di progettazione:
Progettazione per la longevità, che riguarda la durata, l'affidabilità, la riparabilità, l'aggiornabilità e la manutenzione. L'architettura modulare di Fairphone, con dieci moduli sostituibili dall'utente e una garanzia di cinque anni, rappresenta un esempio concreto di questo approccio.
Progettazione per lo smontaggio e la circolarità, che riguarda la riciclabilità, il recupero dei materiali, il contenuto di riciclato e la rigenerazione. Royal Auping, un produttore olandese di materassi con 137 anni di storia, ha riprogettato il proprio prodotto utilizzando un adesivo termoattivato che consente la completa separazione dei materiali a fine vita.
Progettazione per la trasparenza, che riguarda l'impronta di carbonio e ambientale, le sostanze pericolose e il Passaporto Digitale del Prodotto. Il passaporto della batteria di Volvo dimostra che l'infrastruttura di tracciabilità a livello di prodotto è tecnicamente e commercialmente fattibile su larga scala.
Progettazione per l'efficienza delle risorse, che riguarda l'efficienza energetica, idrica e dei materiali, nonché la produzione di rifiuti. Il programma "Ships in Product Packaging" di Amazon, in cui sistemi di apprendimento automatico determinano ordine per ordine se è necessario un imballaggio secondario, aveva certificato 18 milioni di prodotti entro il 2024, eliminando 2,7 milioni di tonnellate di materiale da imballaggio.
Il primo piano di lavoro ESPR 2025-2030 (pubblicato nell'aprile 2025) identifica i gruppi di prodotti prioritari: tessili e abbigliamento, pneumatici, mobili, materassi, ferro e acciaio e alluminio. Le pubblicazioni degli atti delegati per i sopracitati prodotti sono previsti tra il 2026 e il 2029. Sono inoltre attesi requisiti orizzontali, tra cui un punteggio di riparabilità e norme sul contenuto riciclato per l'elettronica.
Un elemento centrale è il Passaporto Digitale del Prodotto (DPP), un registro digitale strutturato contenente dati relativi ai materiali, alle prestazioni ambientali e alla gestione a fine vita. Il passaporto è collegato a un identificatore unico del prodotto tramite un supporto dati come un codice QR. Per i gruppi di prodotti interessati, il DPP sarà una condizione obbligatoria per l'accesso al mercato.
Il regolamento (UE) 2025/40, in vigore da febbraio 2025, si applica a tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell'UE. Gli obblighi principali entrano in vigore il 12 agosto 2026, con il 2030 come data di riferimento per gli obiettivi di riciclabilità e contenuto riciclato.
Il regolamento introduce livelli obbligatori di riciclabilità (A–C a partire dal 2030, A–B a partire dal 2038), obiettivi vincolanti di contenuto riciclato per gli imballaggi in plastica (30–65% a partire dal 2030, con un inasprimento verso il 2040), requisiti di riduzione degli imballaggi, tra cui un limite del 50% per lo spazio vuoto e il divieto di formati monouso specifici, restrizioni sui PFAS negli imballaggi a contatto con gli alimenti a partire da agosto 2026, obiettivi di riutilizzo per gli imballaggi di trasporto (40% entro il 2030, 70% entro il 2040) e modulazione dei contributi EPR in base alle prestazioni di riciclabilità.
La sfida non consiste semplicemente nel comprendere la normativa. Si tratta di costruire l’infrastruttura dati, l’allineamento con i fornitori e i processi interni necessari per soddisfare i nuovi requisiti di ecodesign: a livello di prodotto, sull’intero portafoglio e su larga scala.
In base alla nostra esperienza, il vero vincolo per la maggior parte dei produttori non è la consapevolezza normativa, ma la preparazione operativa. Non sono disponibili dati affidabili sul ciclo di vita per l'intera gamma di prodotti. I fornitori non sono ancora attrezzati per fornire i dati sulla composizione e l'origine dei materiali che gli atti delegati richiederanno. La capacità interna di valutare o certificare i gradi di riciclabilità è limitata. Il coordinamento interfunzionale necessario per implementare i sistemi di Passaporto Digitale del Prodotto (DPP), tra IT, sviluppo prodotto, qualità e conformità, raramente è pienamente consolidato. Senza queste basi, tradurre le normative UE sull'ecodesign in processi operativi concreti diventa difficile.
Ci vorrà del tempo per colmare queste lacune. Le organizzazioni che rimandano l'azione fino al completamento degli atti delegati dovranno affrontare tempistiche ridotte, un accesso limitato alle competenze specialistiche e costi di implementazione più elevati. Le aziende che affronteranno questa transizione in modo più efficace sono quelle che stanno gettando le basi adesso.
1. Condurre un gap-analysis strutturato. Valutare l'attuale progettazione dei prodotti, i materiali, l'imballaggio, la documentazione tecnica, i dati di sostenibilità e le informazioni sui fornitori rispetto ai requisiti previsti dall'ESPR e dal PPWR.
2. Integrare la progettazione ecocompatibile nello sviluppo dei prodotti. I criteri ambientali dovrebbero essere considerati insieme ai requisiti tecnici, di sicurezza, di qualità e di costo sin dalle prime fasi di progettazione, con il coinvolgimento delle funzioni di sostenibilità, ricerca e sviluppo, approvvigionamento e imballaggio.
3. Rafforzare la gestione dei dati e il coinvolgimento dei fornitori. Entrambe le normative richiedono prove specifiche per ogni prodotto relative alla composizione dei materiali, al contenuto riciclato, alla riciclabilità, all'impronta ambientale e alle sostanze che destano preoccupazione. La creazione dell'infrastruttura dati necessaria e dei flussi di dati dei fornitori è un prerequisito per la conformità.
4. Istituire sistemi di verifica e documentazione. I fascicoli tecnici, i dati DPP, le dichiarazioni ambientali e le etichette dei prodotti devono essere coerenti, tracciabili e verificabili in modo indipendente. La verifica da parte di terzi fornisce quella credibilità che l'autodichiarazione non può garantire.
5. Sviluppare le competenze interne. I progettisti di prodotto, i responsabili degli acquisti, gli ingegneri della qualità, i responsabili della conformità e i team di marketing devono avere una comprensione pratica dei principi di progettazione ecocompatibile, della metodologia LCA e del calendario normativo, tradotti nel loro specifico contesto operativo.
TÜV SÜD collabora con i produttori lungo l’intero ciclo dell’ecodesign, aiutandoli a soddisfare l’evoluzione dei requisiti dell’ESPR e del PPWR: identificare l’esposizione normativa, quantificare gli impatti ambientali a livello di prodotto, verificare dati e dichiarazioni e predisporre la documentazione necessaria per l’accesso al mercato.
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