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TAL: la “vita” nascosta di un oleodotto

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Dalla costa adriatica, attraverso l’Austria, fino in Germania: l’oleodotto transalpino TAL è una delle più importanti infrastrutture per il trasporto del greggio.


Fonte: https://abouttrust.tuev-sued.de/en/2017/2/tal-kolumne/

Massimo Diminich, che ci parlo penzola a circa 2 metri dalla sua testa. “In realtà, quando in funzione, il greggio spinge il coperchio verso l’alto”, aggiunge, “ma adesso il serbatoio è in manutenzione, per questo è vuoto e apparentemente abbandonato. Diminich fa un respiro profondo. Il greggio non c’è, ma ne rimane l’odore sgradevole. Poco dopo Diminich riemerge dall’oscurità, strizza gli occhi per il sole accecante e rivolge lo sguardo agli altri 31 serbatoi."

Massimo Diminich è un tecnico della filiale italiana del gruppo TAL, acronimo di Transalpine Pipeline, un oleodotto che fornisce petrolio all’Europa centrale. È lungo 465 chilometri e pompa il greggio dall'Italia verso il sud della Germania rifornendo otto raffinerie dislocate tra Austria, Repubblica Ceca e Germania. Questo oleodotto ha due ulteriori ramificazioni lunghe 288 chilometri. Attraverso questo oleodotto passa tutto il petrolio che copre il fabbisogno della Baviera e del Baden-Württemberg, il 90% di quello austriaco e il 50% di quello della Repubblica Ceca. "Tutto comincia dentro questi serbatoi", dice Diminich.
L’azienda petroliera ha sede a San Dorligo della Valle, ad est di Trieste. Diminich dice che conosce ogni centimetro del luogo, e non è cosa da poco visto che la struttura si estende per 1,2 milioni di m2. In ogni caso i numeri del TAL sono davvero impressionanti. Ogni anno da San Dorligo della Valle vengono pompati verso nord circa 40 milioni di litri di greggio, per un totale negli ultimi 50 anni di 1,4 miliardi di litri.

Il TAL è un progetto che risale al secolo scorso, un capolavoro dell’ingegneria che nel 2017 ha celebrato il suo cinquantesimo anniversario. Il boom economico del dopoguerra e la conseguente crescita nella domanda di energia, negli anni ’60 aveva favorito la costruzione di nuove raffinerie e oleodotti per poterla soddisfare. Il TAL è stato costruito in soli mille giorni - uno dei primi progetti paneuropei avviato dopo la fine della seconda guerra mondiale e finalizzato alla crescita dell'economia transnazionale.

Nel frattempo Diminich è tornato in macchina e guida all’interno dell’impianto, lungo il labirinto di strade che collegano i 32 serbatoi. È diretto verso il “cuore” del TAL, il centro di controllo. Qui si decide la distribuzione del greggio, che arriva via mare e raggiunge le varie raffinerie secondo il fabbisogno concordato con la sede tedesca del TAL a Monaco di Baviera. Il centro di controllo gestisce anche le attività dei serbatoi e il sistema di stoccaggio.
Un lato della sala di controllo affaccia su una grande finestra con una vista impressionante su una serie di serbatoi bianchi, che assomigliano a degli UFO atterrati nella valle. Nell’altra parete c’è una piccola statua di Gesù che sorveglia su tutte le attività. 

"La sicurezza è fondamentale", dice Diminich, volgendo lo sguardo verso alcuni monitor. Sono una ventina e controllano i serbatoi e l’oleodotto per tutta la sua lunghezza sotto lo sguardo attento di alcuni tecnici. I monitor forniscono i dati sulla quantità di greggio pompata lungo la conduttura che, al momento, è di 6.800 m3/h, vicino al massimo di 7.500. Prima che il greggio entri nelle tubazioni, ne viene verificata la qualità e la quantità del greggio. "Inviamo i prelievi ai laboratori di prova", spiega Diminich. "Abbiamo una tolleranza di 5 millimetri su un totale di 20 metri."

In un locale adiacente i tecnici, verificati gli ordini provenienti da tutto il mondo, inviano le richieste alle varie raffinerie. "È un lavoro di logistica impressionante" - afferma Diminich - "Ogni anno, cinquecento navi attraccano ai pontili del porto di Trieste e riforniscono l’impianto di stoccaggio attraverso un labirinto di tubazioni. Il greggio non staziona nell’impianto per più di 24 ore perché dovrebbe scorrere con continuità."

Dai serbatoi, il greggio passa direttamente nel grande oleodotto e quindi viene pompato verso nord ad una velocità di 2 m/s.
Il petrolio è una risorsa strategica. Sebbene le fonti energetiche rinnovabili come il vento e l’energia solare siano sempre più utilizzate, rimarremo legati al petrolio per molto tempo ancora. Il Direttore Generale del Gruppo TAL, Alessio Lilli a questo proposito dice:

"Il greggio continua ad essere una delle fonti di energia più economiche. È importante per l’industria petrolchimica: senza petrolio gli aerei non potrebbero volare, le auto circolare, le case essere riscaldate".

Per questo motivo, il manager del gruppo TAL vede l’oleodotto transalpino come una sorta di ambasciatore. Un “ponte”, lo definisce. "Non solo per il percorso che fa il greggio, trasportato da sud verso nord, ma anche per l’indotto di conoscenza e know how che ha generato questo business. La comunità triestina è cresciuta attraverso il TAL. Per questo, abbiamo coniato il termine 'pipelife', a dimostrazione di come le vite delle persone non siano state negativamente influenzate dal passaggio del greggio”.

L’intero percorso dell’oleodotto, prevalentemente sotterraneo, è segnalato da circa 4.000 pali marcatori. Il TAL da Trieste, passa per Udine e poi attraversa il confine italo austriaco dirigendosi verso est. Attraversa il Tirolo, passa sotto la principale cima alpina che sta vicino al tunnel di Felbertauern, raggiungendo la quota di 1.572 metri sopra il livello del mare. Infine, dopo Kitzbühel e Kufstein in Austria, arriva in Germania nei pressi di Kiefersfelden.
L’oleodotto attraversa 30 fiumi e 130 ruscelli.

L’equivalente di 10.000 viaggi in camion-cisterne

Alcuni rami dell’oleodotto riforniscono le raffinerie della Repubblica Ceca e quelle austriache, ma la parte più consistente del greggio scorre verso la sua principale destinazione, Ingolstadt, in Germania. Arrivato lì, l’oleodotto si divide in due rami, uno diretto verso ovest, a Karlsruhe, l’altro punta verso est arrivando nei pressi di Neustadt. Come sottolinea Alessio Lilli, tutto avviene senza emissioni di CO2: "L’oleodotto permette di evitare il viaggio giornaliero di circa 10.000 camion-cisterna (5.000 viaggi a pieno carico e 5.000 viaggi di ritorno, vuoti) – e quindi l’immissione in atmosfera di grosse quantità di ossido di carbonio. Sono mezzi sicuri. Noi e i nostri partner siamo impegnati quotidianamente per la sicurezza".

Quanto affermato da Lilli trova conferma 500 km a nord di San Dorligo della Valle: a Nördlingen, in Germania. Ingo Mosters, protetto da tuta e stivali di gomma, attraversa un campo di grano in Baviera pieno di fango, tenendo sotto controllo il condotto per prevenire eventuali problemi. Mosters è uno specialista di TÜV SÜD che per conto di TAL sorveglia tutto l’anno sulla sicurezza del tratto tedesco dell’oleodotto. TÜV SÜD svolge molte attività per il TAL come le ispezioni di routine sull'integrità dell’oleodotto, oltre alle verifica di sicurezza delle stazioni tedesche di pompaggio.
Ogni dieci anni una sonda particolarmente complessa inviene calata nelle tubazioni per rilevare eventuali difetti come rigonfiamenti, riduzioni dello spessore delle pareti o fessurazioni nel sistema delle condutture. Se esiste la probabilità che un difetto possa influenzare la sicurezza delle condutture un tecnico come Ingo Mosters è la persona deputata a verifcarle Mentre parliamo con lui, Ingo sembra scomparso nel fangoso campo di grano e non si sa cosa stia facendo. Affinchè tecnici come Mosters possano verificare ogni elemento sospetto delle condotte, una società di costruzioni ha scavato dei piccoli pozzi, da dove sono visibili diversi metri di conduttura. Mosters e Tobias Keibl di TAL sono scesi sotto il condotto. Lo spessore desiderato di questa sezione dell’oleodotto dovrebbe essere di 7,92 millimetri. Il punto difettoso è precisamente 2,6 millimetri più sottile, osserva Mosters. Tornato in ufficio verificherà con precisione se quello spessore possa rappresentare un rischio. 

In caso affermativo, questa sezione della conduttura dovrà essere riparata. Se nell’oleodotto si verificasse una perdita sarebbe un disastro. Mosters ricorda un incidente avvenuto all’oleodotto SPSE in Francia otto anni fa, dove 4.000 metri cubi di greggio fuoriuscirono inquinando una natura incontaminata. Le ispezioni effettuate da TÜV SÜD hanno l’obiettivo di ridurre al minimo questi rischi. Le verifiche periodiche compiute da dieci anni a questa parte hanno fatto in modo che, fino ad oggi, ogni criticità sia stata identificata e risolta tempestivamente.  Come spiega Mosters, "Questo dimostra che le procedure e i cicli di ispezione adempiono al loro scopo."

In definitiva, occorre che il greggio arrivi dove è richiesto: nelle raffinerie. Come avviene ad Ingolstadt, l'hub tedesco, centro propulsore dell’intero impianto. Il deposito del TAL a Lenting si trova praticamente adiacente alla raffineria di Gunvor, di proprietà del gruppo svizzero omonimo con sede a Ginevra. Anche per questo le celebrazioni per i 50 anni dell’oleodotto hanno raggiunto il culmine per concludersi ad Ingolstadt - nel mese di ottobre dello scorso anno, mese nel quale, cinquanta anni fa, le prime gocce di greggio arrivarono fin qui dall'Adriatico.

"La nostra struttura ha una capacità lavorativa di cinque milioni di tonnellate annue", dice Gerhard Fischer, direttore della raffineria. "La nostra gamma di prodotti comprende gas liquido, sostanze chimiche di base come il propilene, la benzina, combustibile per aerei a reazione, per autotrazione e riscaldamento, olii pesanti e anche zolfo liquido. In sintesi: tutti prodotti che utilizziamo quotidianamente. Tutte le operazioni sono svolte nel rispetto dell’ambiente e in sistemi protetti" spiega Fischer.

E questo è perfettamente in linea con gli obiettivi della raffineria. Essa lavora nel rispetto più rigoroso dei requisiti ambientali previsti dall’EMAS. "Sicurezza, rispetto dell’ambiente, le attività svolte in conformità a questi requisiti sono, alla fine, quegli elementi che aumentano la fiducia degli abitanti” dice Fischer. E TÜV SÜD aumenta questa fiducia: da decenni, l'ente lavora all’interno della raffineria effettuando ispezioni in accordo con gli standard di sicurezza, e sulla certificazione delle macchine - e ogni 5/6 anni svolge una revisione durante la quale la struttura viene completamente verificata rispetto alla sua affidabilità operativa.

Per Fischer, la sicurezza e la resistenza delle strutture della raffineria non possono essere date per scontate, ma richiedono un impegno costante nel mantenerle. L'affidabilità dell’oleodotto TAL lo colpisce. "Quelli che, cinquanta anni fa, decisero di costruire questo oleodotto sulle Alpi erano incredibilmente saggi e lungimiranti. Questa struttura ha contribuito alla trasformazione della Baviera da un'economia basata sull’agricoltura a quella industriale che è oggi."
Afferma Fischer: "L’oleodotto ha contribuito ad aumentare la prosperità della popolazione e i posti di lavoro".

Ma il mondo continua a cambiare. Discussioni sull'energia rinnovabile e il cambiamento climatico globale non si fermano ai cancelli della raffineria, ma arrivano anche dentro. L’importante è essere sempre proattivi. "Non vogliamo confronti, vogliamo costruire partnership per costruire un nuovo futuro. Crediamo che il petrolio continuerà a svolgere un ruolo importante nel fornire energia alla Germania, oggi come in futuro". E questo lo evidenziano i fatti: "I prodotti petroliferi usati per il trasporto ed il riscaldamento sono facilmente disponibili e trasportabili; possono essere conservati a lungo e accessibili a tutti i consumatori," dice Fischer, secondo il quale

La sinergia tra energie rinnovabili e combustibili fossili continuerà per i prossimi decenni.

"Ecco perché sono certo che noi e il TAL continueremo a svolgere un ruolo importante anche in futuro".

E così il greggio continuerà a scorrere nelle condutture dell’oleodotto transalpino ancora per un po’ di tempo. Sono passati circa tre giorni dalla consegna dell'olio al porto italiano di Trieste fino al suo arrivo a Ingolstadt. Un “fiume” che attraversa tre nazioni e percorre 465 chilometri, e che non si è ancora arenato, ma anzi si rinnova continuamente. Come ha fatto negli ultimi cinquant'anni.

Sono passati circa tre giorni dall’arrivo del greggio al porto di Trieste al suo arrivo ad Ingolstadt. Un fiume che attraversa tre nazioni e 465 km. che non si è ancora esaurito, ma che si rinnova continuamente. Così come succede da cinquant'anni.

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