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La spinta verso un’Italia più verde

Analisi in ottica green del PNRR

Articolo di: Primiano De Rosa Giglio

La spinta verso un’Italia più verde: analisi in ottica green del PNRR

 

Per superare la pandemia da COVID-19 e garantire una ripartenza rapida, l’Unione Europea ha lanciato il piano NextGenerationEU. Si tratta di uno strumento temporaneo da oltre 800 miliardi di euro che mira a riparare i danni causati dall’emergenza sanitaria e, allo stesso tempo, creare un’Europa più sostenibile: verde, digitale, resiliente e più reattiva, pronta ad affrontare al meglio le nuove sfide. 

 

Alla luce dei contenuti dei componenti delle missioni del PNRR, le strategie di produzione e consumo sostenibili di aziende e organizzazioni non possono prescindere da un’analisi dell’impatto ambientale di processi e prodotti lungo il loro ciclo di vita, un Life Cycle Assessment, o LCA. 


In Italia il NextGenerationEU si traduce nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, meglio noto come PNRR, che si sviluppa su tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Tra questi, la transizione ecologica, impostata in modo da viaggiare in parallelo ai Sustainable Development Goals (SDG) dell’Agenda ONU 2030 ed al Green Deal Europeo, rappresenta la base del nuovo modello di sviluppo italiano. L’obiettivo è lasciare alle generazioni future un paese più verde, caratterizzato da una migliore qualità della vita e da una maggiore appetibilità per investimenti ed attività imprenditoriali.

 

COME SI ARTICOLA IL PNRR?

Il Piano è composto da sei missioni, ognuna delle quali è divisa in diverse componenti, caratterizzate a loro volta da diverse linee di investimento e di riforma. Delle missioni, quella a cui sono stati destinati più fondi è la numero due, denominata “rivoluzione verde e transizione ecologica”, cui spettano ben 59,47 miliardi di euro. Una cifra molto importante per un paese come il nostro.

 

QUALI INVESTIMENTI PER RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA?

Le componenti di questa missione sono quattro:

  • C1.Economia circolare e agricoltura sostenibile
  • C2.Energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile
  • C3.Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici
  • C4.Tutela del territorio e della risorsa idrica

La componente uno punta a rendere l’Italia un paese più circolare, rafforzando le infrastrutture per la raccolta differenziata, sviluppando nuovi impianti di trattamento rifiuti e realizzando progetti innovativi per le supply chain strategiche. In parallelo funge da spinta per l’implementazione di buone pratiche sostenibili nella filiera agricola/alimentare, in modo da ridurne l’impatto ambientale, creando delle vere e proprie supply chain “verdi”.

Gli investimenti della componente due sono destinati alla creazione di un contesto che garantisca una maggiore penetrazione delle energie rinnovabili e che si traduca in un abbattimento delle emissioni di gas climalteranti e degli impatti ambientali in generale, in particolare per le filiere produttive.

L’energia rappresenta un elemento focale anche per la componente tre, in quanto quest’ultima mira ad ottimizzare le performance energetiche degli edifici. Si tratta di un elemento che in Italia può fungere da grande leva di miglioramento, in quanto più della metà degli immobili presenti sul territorio è stato costruito più di 45 anni fa e agire su queste strutture può portare ad un enorme abbattimento degli impatti ambientali ad esse attribuibili.

Focus differente, ma non per questo meno rilevante, è quello della componente quattro che affronta il tema della salvaguardia del territorio e dell’ottimizzazione delle azioni di risposta alle emergenze climatiche. Sono numerosi quindi gli ambiti di investimento di questa componente e guardano nello specifico alla salvaguardia della qualità di aria, suolo e acqua, nonché alla razionalizzazione dei consumi delle risorse idriche e alla minimizzazione degli sprechi.

 

pnrr-lcaPNRR ED LCA: QUALI SINERGIE?

Alla luce dei contenuti delle diverse componenti delle missioni, le strategie di produzione e consumo sostenibili di aziende e organizzazioni non possono prescindere da un’analisi dell’impatto ambientale di processi e prodotti lungo il loro ciclo di vita, un Life Cycle Assessment, o LCA.

Se pensiamo alla missione due del PNRR, il vantaggio fornito da uno studio LCA nel contesto della componente uno è duplice. Rappresenta lo strumento ideale per il calcolo dell’impronta ambientale delle filiere e per l’identificazione delle aree critiche su cui è necessario indirizzare gli investimenti per abbatterne gli impatti. Per i progetti di economia circolare invece è possibile utilizzarlo per quantificare l’impatto ambientale evitato trasformando un rifiuto in un co-prodotto da riutilizzare/recuperare e che non richieda quindi di essere smaltito.

Discorso simile vale nel contesto delle componenti due e tre in quanto con uno studio LCA è possibile calcolare la riduzione degli impatti ambientali attribuibile al passaggio dall’energia convenzionale alle rinnovabili. Questo metodo consente inoltre di valutare l’impatto complessivo degli immobili di proprietà e stabilire di quanto quest’ultimo potrebbe essere abbattuto in caso di ristrutturazione o, ancor meglio, l’LCA potrebbe essere utilizzato in fase di progettazione per implementare un vero e proprio processo di ecodesign.

Il Life Cycle Assessment è infine lo strumento di supporto ideale anche per le attività legate alla salvaguardia di acqua, aria e suolo. Sono numerosi gli indicatori di impatto che si possono ottenere da uno studio del genere. Per citarne alcuni, è possibile avere informazioni relative agli impatti che gli scarichi idrici hanno sulla qualità delle acque o a quelli che le emissioni aeree hanno su riscaldamento climatico e acidificazione di suolo ed ecosistemi acquatici, fino ad una valutazione della criticità dei consumi di acqua in relazione alla scarsità che caratterizza le aree di prelievo.


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