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La crescita del settore cosmetico

Tra spinta produttiva e attenzione del consumatore

Nell’ultimo decennio il panorama dell’industria cosmetica in Italia ha conosciuto un trend di crescita costante evidenziando un aumento della produzione e dell’export e, parallelamente, una sempre maggiore consapevolezza da parte del consumatore.


Sono queste, alcune delle tesi emerse dal recente Beauty Report 2018, l’ottavo rapporto sul valore dell’industria cosmetica, promosso da Cosmetica Italia, che ci restituisce l’immagine di un’industria cosmetica dinamica sia dal punto di vista produttivo che da quello dell’export, oltre a un nuovo profilo del consumatore sempre più protagonista delle proprie scelte di consumo.

Il trend degli ultimi dieci anni ha mostrato una crescita costante, resiliente rispetto alla situazione economica e in controtendenza rispetto ad altri settori produttivi.

La produzione cosmetica italiana nel 2017 ha raggiunto un fatturato di quasi 11 miliardi di euro di cui più del 42% è rappresentato dall’export e, nell’intero decennio, ha registrato segni costantemente positivi, fatto salvo per una lieve flessione nel 2009.
Per quanto riguarda i 
consumi interni, più altalenanti, si evidenzia uno “sblocco positivo nel triennio 2015-2017[1] e un fatturato di oltre 10 miliardi nel 2017 (+1,7%).

Nell’analisi delle attitudini dei consumatori è ormai evidente come questi ultimi si siano evoluti, uscendo definitivamente dalla fase di crisi e “recuperando una soggettualità a pieno respiro[2].
Il consumatore, infatti, ha, da un lato, incorporato 
l’atteggiamento vigile e attento, volto al risparmio, dei periodi di crisi, dall’altro ha ripreso pieno possesso dei propri desideri di benessere e cura per il corpo. L’acquirente è tornato protagonista attivo delle proprie scelte di consumo: nel 2017 il 49,2% degli intervistati ha ribadito di “non aver cambiato le abitudini di spesa poiché alla propria cura, al proprio benessere e alla propria estetica non si può e non si deve rinunciare[3].

 

Queste consapevolezze si traducono in consumi volti a cercare meno prodotti ma di qualità più elevata e in esperienze di ricerca sempre più “personalizzate” avvalendosi della possibilità di adottare scelte d’acquisto multicanale (GDO, punti vendita, e-commerce, vendita diretta a domicilio,etc.).Anche le modalità di ricerca delle informazioni cambiano: è crescente l’uso di internet e dei social media per farsi un’idea dei prodotti e della loro efficacia cosicché è sempre più frequente incontrare un “consumatore informato”.

La buona notizia è che le aziende cosmetiche appaiono protagoniste e consce di questo panorama, e, in particolare nell’ultimo biennio, hanno iniziato a capitalizzare investendo in ricerca, creatività e sicurezza.

È in questo flusso virtuoso e soprattutto in risposta all’attenzione sempre maggiore del consumatore alla qualità dei cosmetici che i produttori italiani possono rivolgersi a TÜV Italia, un valido supporto per la realizzazione di prodotti rispondenti a un consumatore esigente.

Abbiamo chiesto ai Laboratori pH di illustrarci come il gruppo TÜV Italia può supportare l’industria cosmetica e la sua continua evoluzione.

Innanzitutto, è bene distinguere due filoni di servizi: da un lato quelli certificativi dall’altro quelli analitici. TÜV Italia, infatti, è in grado di rilasciare l’attestazione di conformità alle Buone pratiche di fabbricazione dei cosmetici in accordo alla ISO 22716: la norma definisce lo “stato dell’arte” del settore a cui i produttori italiani devono conformarsi, impegno che se attestato da un ente accreditato e indipendente come TÜV Italia aumenta la loro credibilità di produttori sul mercato.

Questo accreditamento ISO 22716 per le GMP si affianca alla notifica relativa al Regolamento 745/2017 (MDR) che TÜV SÜD, la nostra casa madre, sta per ottenere, il cui allegato XVI definisce i nuovi requisiti per i dispositivi estetici che non hanno una specifica destinazione d’uso medica.

 

A queste certificazioni si aggiungono i servizi di analisi che i laboratori pH svolgono sulle materie prime utilizzate nella produzione dei cosmetici e che riguardano:

  • Quantificazione del tenore di metalli pesanti
  • Verifica della presenza e del titolo dei conservanti principali
  • Analisi degli allergeni
  • Determinazione del titolo di filtri fisici (biossido di titanio e ossido di zinco)
  • Ricerca di ftalati e pesticidi
  • Analisi su packaging cosmetico

Inoltre, i laboratori pH possono supportare le aziende produttrici del settore cosmetico anche nella messa a punto di metodiche specifiche su matrici cosmetiche, dalla materia prima al prodotto finito e sul relativo packaging ed imballaggio.

Note:

[1] Beauty Report 2018, pag. 9
[2] Beauty Report 2018, pag. 12
[3] Ibidem

 

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