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Sorveglianza degli impianti di riscaldamento ad acqua: stato dell’arte

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Nel nostro paese gli impianti termici per la produzione di acqua calda aventi potenzialità maggiore di 116 kW e con determinate caratteristiche impiantistiche, vanno obbligatoriamente denunciati e sottoposti a sorveglianza periodica da parte degli enti preposti. La legislazione di riferimento è il D.I. 11 aprile 2011, Raccolta R ed. 2009, D.M. 1/12/1975.

A cura di Filippo Siddi, Business Unit Manager Real Estate


Storicamente, gli unici enti preposti alla gestione delle denunce e all’effettuazione delle verifiche si configuravano in ISPESL (ANCC sino ai primi anni '80) per la messa in servizio e ASL/ARPA (ancora ANCC sino a i primi anni '80) per le verifiche periodiche.

Con la riorganizzazione delle strutture statali, resasi necessaria per il contenimento della spesa pubblica soprattutto dalla fine degli anni '90, il personale impegnato in queste verifiche è andato diminuendo con il risultato che, inizialmente, non si riusciva ad eseguirle entro le scadenze previste, arrivando ad avere impianti senza nessun tipo di verifica o controllo.

Per porre fine alla situazione sopra descritta, è risultato molto utile il Decreto Legislativo 81/08, il Testo Unico sulla sicurezza, entrato in vigore nell’agosto 2008, che ha introdotto delle modifiche sostanziali sul sistema di sorveglianza degli impianti.


Infografica: sorveglianza degli impianti di riscaldamento

Percorso storico e stato dell'arte

sorveglianza caldaie infographic


Il T.U. riporta, infatti, all’allegato VII, l’elenco di attrezzature e impianti che vanno obbligatoriamente sottoposti a verifica periodica, solo ed esclusivamente se installati in luoghi di lavoro. In aggiunta, secondo quanto indicato ai comma 11, 12 e 13 dell’art. 71 del medesimo decreto, sono stati emanati ulteriori decreti (D.I. 11 aprile 2011) che prevedono l’estensione dell’abilitazione all’effettuazione delle verifiche anche a soggetti privati.

Questo ha comportato un miglioramento percepibile della situazione, in particolar modo per ciò che concerne gli impianti in pressione e gli impianti di sollevamento, meno per gli impianti di riscaldamento ad acqua calda, per i quali permane nonostante tutto una certa carenza nell’effettuazione delle verifiche.

La causa principale va ricercata, in primis, nella mancanza di informazione da parte del datore di lavoro, non dappertutto infatti si è a conoscenza del fatto che gli impianti di riscaldamento aventi potenzialità superiore a 116 kW devono essere sottoposti a verifica.

Inoltre, va preso in considerazione il fatto che il T.U. sulla sicurezza è applicabile solo ed esclusivamente nei luoghi di lavoro, non interessando quindi quegli impianti installati nei luoghi di vita come ad esempio i condomini, per i quali ancora non esiste, come per i luoghi di lavoro, una legislazione che autorizzi gli enti privati all’effettuazione della verifica al pari degli enti pubblici.

Auspichiamo pertanto, nel più breve tempo possibile, che il legislatore possa intervenire per sanare la situazione anche nei luoghi di vita, autorizzando gli enti privati alla stregua di quanto è stato fatto per i luoghi di lavoro, dove la situazione è palesemente migliorata.

 

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