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Formazione a distanza: stato dell’arte e scenari futuri

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Come l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha cambiato il modo di fare formazione? Quali sfide si sono affrontate e quale impatto i cambiamenti avvenuti avranno sulla formazione professionale del futuro? Ne abbiamo parlato con Monica Perego, una veterana della docenza e collaboratrice decennale di TÜV Italia Akademie.

Intervista a Monica Perego


Monica Perego è una docente di TÜV Italia Akademie in ambito Privacy e sistemi di gestione da molti anni ed è stata protagonista in prima linea nell’affrontare i cambiamenti necessari alla didattica professionale in questi mesi di lockdown. In soli tre mesi, Monica ha erogato 322 ore di formazione a distanza, pari a circa 100 ore al mese: un numero piuttosto elevato se confrontato al periodo precrisi.

motivi di questa crescita sono diversi. In primis c’è stata una richiesta crescente da parte di alcune aziende che in un momento di diminuzione del business si sono dedicate a colmare alcune necessità formative che in passato hanno tralasciato. Ad esempio, molte sono state le richieste inerenti al tema della gestione del rischio e la necessità di approfondire tale tematiche in un’ottica di continuità del business. Inoltre, dopo l’aggiornamento delle norme sui sistemi di gestione che ci sono state in questi anni, e l’entrata in vigore del GDPR in ambito sicurezza dei dati, in questo momento i partecipanti hanno sentito la necessità di perfezionare e potenziare l’applicazione di sistemi integrati ed efficaci.

A ciò si aggiunge l’alta proattività di TÜV Italia Akademie che, quasi da subito, ha saputo rimodulare, in ottica covid-oriented, i propri percorsi formativi nonché le modalità di erogazione per rispondere alle esigenze contingenti.

Non solo, l’abolizione completa dei tempi di viaggio per recarsi a lezione, oltre a diminuire l’impatto ambientale degli attori coinvolti, ha anche aumentato le ore a disposizione dei docenti per scrivere e ridefinire le poprie proposte formative. Infine, c’è da considerare anche una componente molto personale: Monica è una docente vulcanica e sempre attiva, pronta a mettersi in gioco e amata dai discenti proprio per questa sua innata verve. Lei stessa ama definirsi un’”animale da aula” e il lockdown non ha certo spento la sua passione. Dunque, con questo “animale da aula” abbiamo voluto approfondire la progressione che ha avuto la formazione a distanza negli ultimi tre mesi, delineandone pregi, difetti e scenari possibili per il futuro.

Monica, cosa hai imparato in 3 mesi di FAD (Formazione a Distanza) e quali sono stati gli ostacoli maggiori da superare?

La docenza a distanza, come ogni novità, mi ha offerto molto (e probabilmente ancora molto c’è da imparare). Prima di tutto, ho scoperto la tecnologia che per una docente con impianto tradizionale come me è stata anche la sfida più grande: ho dovuto imparare a conoscere la piattaforma per i training online, studiarla, ricorrendo all’aiuto di un informatico esperto, provarla e prenderci dimestichezza. Congiuntamente a ciò, ho dovuto imparare anche a sviluppare diverse modalità comunicative con i discenti: cambia il modo di relazionarsi a loro, di condividere contenuti e anche l’interazione è completamente stravolta. In questo, la rigorosa capacità organizzativa del team Akademie di TÜV Italia TÜV Italia è stata fondamentale per sviluppare, da subito, aule virtuali ben strutturate e ordinate.


TÜV Italia Akademie partecipa insieme a tutte le altre Akademie worldwide al progetto "Digital Academy" con l'obiettivo di condividere un percorso di digitalizzazione del business del training.


È stato necessario imparare a convivere con l’assenza di feedback da parte degli allievi. Nel fronteggiare questo aspetto, ho trovato fondamentale la grande esperienza che ho accumulato per anni nelle aule tradizionali: mi ha concesso, infatti, di gestire i bassi feedback degli studenti perché ormai so cosa funziona nel mio approccio formativo (conosco le battute che piacciono di più quando voglio tenere alta l’attenzione, so quali esempi pratici hanno più presa, etc.), rendendomi più sicura nel gestire una platea apparentemente senza voce o volto.

C’è, quindi, qualcosa che manca nella didattica a distanza?

Sicuramente la mancanza di presenza fisica impedisce di creare quella che in gergo chiamo “clima d’aula” che invece è tipico della formazione tradizionale. Il “clima d’aula” è quella speciale interazione mondana e sociale che si crea con gli studenti, in particolare per i percorsi formativi lunghi (più di due giorni di formazione), grazie alla quale si condividono anche momenti esterni all’aula ma altrettanto formativi: dai pranzi alle cene nello stesso albergo, alle passeggiate serali per approfondire determinati aspetti di una lezione. Un altro aspetto spinoso, anche questo tipico dei percorsi lunghi e che stiamo ancora cercando di migliorare, è quello delle esercitazioni di gruppo, molto difficile da gestire a distanza (mentre funzionano molto bene le esercitazioni singole).

Cosa prospetti per il futuro della formazione? Qual è il lascito per la didattica di domani?

Io credo che, ad esclusione dei percorsi formativi lunghi, dove, come detto, la presenza in persona ha un peso rilevante, la didattica del domani non potrà fare a meno di tener da conto gli indubbi vantaggi che abbiamo scoperto, dalla flessibilità garantita della tecnologia ai notevoli risparmi di costi e tempo per tutti (sia enti formatori che docenti e studenti).

Sicuramente ancora molto è da migliorare e tutto il nuovo modello formativo sarà da calare in un differente sistema di erogazione e fruizione. Da questo punto di vista, ad esempio, anche il setting dell’allievo non è da sottovalutare: in fase di emergenza, infatti, ognuno svolgeva e seguiva le lezioni da casa, ritagliandosi spazi comodi e silenziosi, ma tornando a stili di vita più convenzionali, sarà possibile fruire della didattica online anche negli uffici? È chiaro che gli scenari del futuro della formazione professionale dovranno necessariamente tenere in considerazione i nuovi assetti organizzativi del lavoro e di come esso verrà riconcepito a livello pratico dalle aziende.

È auspicabile e del tutto fattibile prevedere che si svilupperà un mix di proposte formative: online per i percorsi formativi brevi o più semplici (che prevedono fino a due giorni di formazione) e in aula per quelli più lunghi.


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